Soundtrack Music - Overlook Hotel
Shining state of mind. Pierfrancesco Sadun Bordoni sviluppa un flusso sonoro
penetrando, in un lento climax, attraverso le strette fessure della mente e
illuminandone i labirinti emotivo-percettivi.
Musica non etichettabile: chiamiamola soundtrack music per un connotato
dinamico-visivo, che, tra l'altro, stratifica generi e elementi diversi.
Composizioni post ambient e di isolazionismo morbido (Swimming Away, Slow Steps),
croonerismo strumentale astratto (Sources), mood alla B.H.P. (Sixth Floor),
timbriche di tastiere di stile carpenteriano (Missing Piece). Tensioni espresse
attraverso l'uso drammatico-filmico del ritmo (Worthless Men). (Voto: 7)
da Blow Up, n. 100 - Settembre 2006
Intervista a Pico Sadun (Overlook Hotel), da Roma
Dicci qualcosa su "Frozen", il brano che abbiamo trasmesso.
A proposito di "Frozen" (il brano che avete trasmesso), posso dire che per
me è come un corridoio buio, un percorso attraverso l'inquietudine che si cela
dietro l'apparenza delle cose.
Dacci una breve descrizione della musica che fai, per chi non ti ha mai
ascoltato prima.
La mia musica vorrebbe essere la contemplazione di un evento semplice e
misterioso come il passaggio in cielo di una stella o lo scorrere dell'acqua
in un fiume. Uso strumenti elettronici, ma non credo di fare musica elettronica,
ciò che più mi interessa è l'atmosfera e la capacità evocativa della musica.
Musica per film immaginari, un po' come quella che Eno ci ha regalato, però
più minimale ed oscura, e con un approccio meno ambient, una musica in cui il
rumore sporca la melodia senza arrivare mai a sovrastarla.
Un messaggio per i nostri ascoltatori.
Se la mia musica vi interessa, potete visitarmi al sito www.overlook-hotel.com.
Mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni, credo sia importante in un mondo
massificato come quello in cui viviamo trovare punti di contatto tra persone
che non si conoscono ma che magari hanno uno stesso modo di sentire.
LupOnAir (da http://www.lupinaria.org/luponair/)
Overlook Hotel - "... musica inconscia e premonitrice..."
Pix. Un nome algido per una copertina avvolgente,
nero totale sporcato da un manto blu e una sagoma incomprensibile.
Pix, vero nome di Pierfrancesco “Pico” Sadun Bordoni, ripercorre uno
strale intimistico e immaginato di uno dei film più terribilmente
visionari della storia del cinema, “Shining”, calandosi nel suo teatro
e nella sua alcova biancastra, l’Overlook Hotel che da il titolo al disco.
Le tracce scivolano via per istanti distesi, nero su nero, rivelando
quell’attitudine peculiare dell’elettronica a rivestirsi di campionamenti
vivi, voci di strumenti come nel nome del penultimo pezzo. È una musica-presenza
impalpabile, contaminata da glockenspiel che disegnano cerchi ritmati in
“Swimming Away”, da sferzate chitarristiche accennate e più timide delle quasi
omofone dell’ultimo lavoro di Christian Fennesz (“Venice” del 2004), dal basso
serpentino e conchiuso della complessa “Monkey’s River”. I titoli riecheggiano
la conturbante storia del vero “Overlook Hotel”, ma almeno le prime sei tracce
hanno la struttura fascinosa ed evanescente di un pensiero notturno, un
costrutto improvviso che sembra esplorare una dimensione distante dalla
“descrizione” per immagini. La storia e l’orrore rimangono isolati, separati
dall’ascoltatore attraverso i cristalli di una musica inconscia e premonitrice,
oppure persino posteriore a una vera o presunta esplosione di forza. Solo
nella ritmica “Quiet Life” assistiamo per paradosso a una lieve svolta, con il
pensiero sensitivo che si fisicizza per brevi istanti prima di ripiombare
nell’assenza di corpo, in un’oasi diaristica che si contorna di elementi
jazzati e vagamente progressive, forse contornandosi di accenni di memoria
e gioiosità anni ’70 che “quel film” sembrava aver spazzato via voracemente.
Chiara "Shadgie" (da www.musicaroma.it)